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Gennaio
28
2010
11:09 pm
Autore:
tojo72
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Web Radio Alice la voce di Figolandia dopo mesi e mesi (ma sarebbe il caso di parlare di anni) di silenzio torna a trasmettere per la gioia di grandi e piccini, di nani e ballerine, di falsi ciechi e domatori, inservienti e suonatori (cit.), di disoccupati e cassaintegrati, di chi punta i palazzi e chi li abbatte coi razzi (cit.).
E lo fa con un evergreen dei fratelli Grimm: Raperonzolo.
 


 
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Gennaio
10
2010
12:17 pm
Autore:
tojo72
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Chi è stato arrestato.
Chi parte per Siena.
Chi solo in piedi e in prima classe.
Chi s’attacca al telefono per parlare.
Chi anche al telefono non può far a meno di sculettare.
Chi è raffinato, chi gl’appunti ha colorato.
Chi da Piacenza, chi a tutto volume.
Chi sul regionale mai senza il cane.
Chi in Via del Paradiso t’aspetta.
Chi non se lo aspettava col bomber nero.
Chi piove, chi “senti quanta ne viene giù”.
Chi nel cunicolo rifugiato con l’amore.
Chi salta il pasto, chi solo il cenone.
Chi in Piazza del Campo, chi solo in diretta da Piazza del Campo.
Chi fa da sè, chi il servizio al tavolo non c’è.
Chi all’Odeon si rifugiò.
Chi al Masgalano per tre soldi l’acqua corrente versò.
Chi è tutto inzuppato.
Chi ha il termo smorzato.
Chi all’angolo cottura incrocia parole.
Chi dentro e poi fuori.
Chi piove e poi non piove.
Chi volocemente passa nel Duomo.
Chi poco garbatamente ti caccia dal Duomo.
Chi spegne candele.
Chi prende il cappuccino solo da Vin Diesel.
Chi gioca all’Opa.
Chi colleziona le ossa.
Chi va sul facciatone.
Chi ha la gamba come un mattone.
Chi mangia i pici, chi gratta e vinci.
Chi in San Domenico le offerte ha “quotato”.
Chi imbalsama pollici, chi la testa della Santa.
Chi non se l’aspettava ma la pioggia è ancora tanta.
Chi battezza il soffitto con lo specchio.
Chi la cripta non l’ha capita.
Chi paga il Duomo.
Chi salta la fila.
Chi manca di rispetto perchè non cala il cappello.
Chi in Santa Maria, ma solo per l’omelia.
Chi viaggia dalle piramidi al letto.
Chi s’addormenta con la mano di Dio.
Chi dalla casa di Santa Caterina alla Fonte Branda.
Chi semina regalini, chi tira il collo.
Chi sale senza scarpinare.
Chi tiene chiuso palazzo Chigi Saracini, ma non i ricordini.
Chi dentro al Palazzo Pubblico.
Chi sotto al Magazzino del Sale.
Chi tra le ossa degli antenati, chi Adamo ed Eva sono sorpassati.
Chi sta sotto Guidoriccio da Fogliano.
Chi segue la scia se gl’ispanofoni non fanno pulizia.
Chi sotto gli archi della Galluzza si fa quattro stagioni senza Vivaldi.
Chi la classifica dance di m2o.
Chi s’affida alle mummie di Santa Maria dei Servi.
Chi cerca la fonte ma non resiste ai cinesi.
Chi scoppia la cola.
Chi con i piedi al caldo tra pizza, kebab e patate molli.
Chi si sveglia sotto la neve in agitazione.
Chi in Santa Maria della Scala trova la giusta soluzione.
Chi in Santa Caterina della Notte i “defonti” ha in adorazione.
Chi senza controlli, chi scrocca il Barocci.
Chi tra le foto di sofferenza.
Chi prova i ciaccini.
Chi tra la Piazza del Mercato e il mercato dei cinesi.
Chi cerca il Grattacielo.
Chi non si regge per adeguarsi.
Chi al Mezzo Fico s’abbuffa tra pesto e pici.
Chi ritorna a suon di regionali.
Chi con pazienza è riuscito a leggere fino alla fine.

Maggio
19
2009
6:05 pm
Autore:
tojo72
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La fiaba [di Hans Christian Andersen] parla di un imperatore vanitoso, completamente dedito alla cura del suo aspetto esteriore, e in particolare del suo abbigliamento. Alcuni imbroglioni giunti in città spargono la voce di essere tessitori e di avere a disposizione un nuovo e formidabile tessuto, sottile, leggero e meraviglioso, con la peculiarità di risultare invisibile agli stolti e agli indegni.
 
I cortigiani inviati dal re non riescono a vederlo; ma per non essere giudicati male, riferiscono all’imperatore lodando la magnificenza del tessuto. L’imperatore, convinto, si fa preparare dagli imbroglioni un abito. Quando questo gli viene consegnato, però, l’imperatore si rende conto di non essere neppure lui in grado di vedere alcunché; come i suoi cortigiani prima di lui, anch’egli decide di fingere e di mostrarsi estasiato per il lavoro dei tessitori.
 
Col nuovo vestito sfila per le vie della città di fronte a una folla di cittadini che applaudono e lodano a gran voce l’eleganza del sovrano. L’incantesimo è spezzato da un bimbo che, sgranando gli occhi, grida: “ma non ha niente addosso!”; da qui nascerà la famosa frase fatta:
 
“Il re è nudo!”
 
Solitamente, lo scopo è quello di denunciare una situazione in cui una maggioranza di osservatori sceglie volontariamente di non far parola di un fatto ovvio a tutti, fingendo di non vederlo.
 
Tutto questo gentilmente trafugato da Wikipedia.
L’immagine è il logo della rivista Re Nudo.
La favola completa potete leggerla qui.

Maggio
9
2009
1:04 pm
Autore:
tojo72
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Deportees è una parola che al giorno d’oggi potremmo tradurre come rimpatriati o espulsi, più che con l’assonante deportati; una parola che ci porta quasi automaticamente ai campi di concentramento nazisti.
Non siamo in Europa durante la seconda guerra mondiale, ma in California il 28 gennaio 1948.
La radio (a quel tempo il mezzo d’informazione più seguito e autorevole) diede notizia di un disastro aereo, ma si premurò di rassicurare i propri ascoltari dicendo che l’incidente aveva coinvolto solo dei deportees.
I deportees erano braccianti agricoli messicani che rocambolescamente attraversavano il confine per lavorare stagionalmente alla raccolta della frutta.
Una volta terminato il raccolto e conseguentemente il contratto di lavoro, venivamo forzatamente rimpatriati.
Woody Guthrie volle dare ai deportees la dignità di un nome, diede così l’addio a Juan, Rosalita, Jesus e Maria con questa canzone che sessantun’anni dopo l’accaduto torna di drammatica attualtà.

The crops are all in and the peaches are rotting
The oranges are packed in the creosote dumps
They’re flying you back to the Mexico border
To pay all your money to wade back again

I raccolti sono tutti caricati e le pesche stanno marcendo
Le arance sono tutte impacchettate in ammassi di creosoto
Vi stanno riportando indietro in volo verso il confine messicano
perchè voi poi spendiate tutto il vostro denaro per guadare di nuovo

Rit.: Goodbye to my Juan, goodbye Rosalita
Adios mis amigos, Jesus y Maria
You won’t have a name when you ride the big airplane
All they will call you will be deportees

Addio mio Juan, addio Rosalita
Adios mis amigos, Jesus y Maria
Non avrete un nome quando sarete su quel grande aeroplano
Il solo nome che vi daranno sarà rimpatriati

My father’s own father, he waded that river
They took all the money he made in his life
My brothers and sisters come working the fruit trees
They rode the big trucks till they lay down and die

Il padre di mio padre guadò quel fiume
Gli presero tutto il denaro che aveva guadagnato nella sua vita
I miei fratelli e le mie sorelle lavoravano nei frutteti
Guidando i grossi autocarri per tutta la vita

Rit.

The skyplane caught fire over Los Gatos Canyon
A fireball of lightning, and it shook all the hills
Who are these comrades that died like the dry leaves
The radio tells me they’re just deportees

L’aereo prese fuoco sul Los Gatos Canyon
Una sfera infuocata di lampi che fece tremare le colline
Chi sono questi compagni che son morti come foglie secche
Alla radio sento dire che sono solo dei rimpatriati

Rit.

We died in your hills and we died in your deserts
We died in your valleys we died on your plains
We died ‘neath your trees and we died in your bushes
Both sides of the river we died just the same

Abbiam trovato la morte tra le vostre colline e nei vostri deserti
nelle vostre valli e nelle vostre pianure
sotto i vostri alberi e nei vostri cespugli
Su entrambe le rive del fiume abbiamo trovato eguale morte

Rit.

Some of us are illegal, and others not wanted
Our work contract’s out and we have to move on
But it’s six hundred miles to that Mexican border
They chase us like outlaws, like rustlers, like thieves

Alcuni di noi sono clandestini, altri indesiderati
Il nostro contratto di lavoro è terminato e dobbiamo trasferirci
Ma ci sono seicento miglia dal confine Messicano
Ci danno la caccia come fuorilegge, come ladri di bestiame, come rapinatori

Rit.

Is this the best way we can grow our big orchards
Is this the best way we can grow our good fruit
To fall like dry leaves and rot on the top soil
and be called by no name except “deportee”

E’ questo il modo migliore con cui possiam far crescere i nostri frutteti
E’ questo il modo migliore con cui possiam far crescere la buona frutta
morire come foglie secche e marcire sul terreno
ed esser conosciuti con nessun nome se non “rimpatriati”

Rit.

La traduzione è di Franco Senia (mi sono permesso di sostiture deportati con rimpatriati e ho lasciato così com’era la parte in spagnolo). Non sono a conoscenza di una versione incisa dallo stesso Woody Guthrie, ma potete ascoltarne una bella esecuzione di Bob Dylan e Joan Baez (Fort Collins, Colorado 23 maggio 1976) qui.

Maggio
6
2009
11:53 pm
Autore:
tojo72
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E’ risaputo:
tra me
e Dio
ci sono numerosissimi dissensi.
Io andavo mezzo nudo,
andavo scalzo,
e lui invece portava
una tonaca ingemmata.
Alla sua vista
mi riusciva appena
trattenere lo sdegno.
Fremevo.
Ora invece Dio è quello che dev’essere.
Dio è diventato molto più alla mano.
Guarda da una cornice di legno.
La tonaca di tela.
Compagno Dio,
mettiamoci una pietra sopra!
Vedete,
perfino l’atteggiamento verso di voi è un po’ cambiato.
Vi chiamo “compagno”,
mentre prima
“signore”.
(Anche voi ora avete un compagno.)
Se non altro,
adesso
avete un’aria un po’ più da cristiano.
Bene,
venite qualche volta a trovarmi.
Degnatevi di scendere
dalle vostre lontananze stellate.
Da noi l’industria è disorganizzata,
i trasporti anche.
E voi,
dicono,
vi occupavate di miracoli.
Prego,
scendete,
lavorate un po’ con noi.
E per non lasciare gli angeli con le mani in mano,
stampate
in mezzo alle stelle,
chè si ficchi bene negli occhi e nelle orecchie:
chi non lavora non mangia.
 
(Vladimir Vladimirovic Majakowskij, 1922)